2026-09-18 · 3 min di lettura
Il nome sotto il titolo non era il nostro
Micro Doc è su Microsoft Store, gratis e senza acquisti dentro. Sopra la descrizione, dove va il nome di chi l'ha fatto, c'è scritto Micro_Games: un underscore che non abbiamo mai usato da nessuna parte.
Micro Doc si installa da Microsoft Store. La scheda è viva dal 15 settembre, passata alla prima submission, gratis e senza acquisti dentro: zero add-on, niente da sbloccare pagando.
Da oggi il collegamento sta sulla pagina del gioco, accanto a quello a itch.io.
Poi si guarda la scheda dall'alto, e la prima riga sotto il titolo dice Micro\_Games.
Quattro nomi per uno studio
L'underscore non l'abbiamo mai scritto. Il conto dei nomi con cui questo studio esiste in giro, però, era già alto prima che lo Store ne aggiungesse un altro:
microgames— tutto minuscolo, sul sito e nel dominio;MicroGames— il nome visibile su itch.io;videogiochitop— l'account che pubblica su itch.io, un nome scelto anni prima dello studio;Micro_Games— su Microsoft Store.
Il quarto non è un refuso di battitura in una descrizione, che si corregge in trenta secondi. È il nome del publisher, e sta al livello dell'account: non appartiene a Micro Doc, appartiene a tutto quello che pubblicheremo da lì. Compare identico sulla scheda di Maze Lume, e comparirà su ogni gioco che arriverà dopo.
È anche la prima cosa che legge chi non ci conosce. Chi trova Micro Doc cercando nello Store non ha il sito davanti, non ha itch.io, non ha il diario: ha il titolo del gioco e, subito sotto, chi lo ha fatto. Se lì c'è scritto qualcosa che non esiste da nessun'altra parte, quella persona cercherà Micro_Games e non troverà niente.
Un nome scritto una volta in un formulario
Nessuno ha deciso di chiamarsi Micro_Games. È il nome che è finito in un campo durante la registrazione dell'account, quando la cosa importante sembrava un'altra — arrivare in fondo alla procedura — e quel campo non aveva l'aria di essere una scelta definitiva.
Questo è lo stesso difetto di forma di altre cose che ci sono già capitate: un valore messo una volta, in un momento in cui contava poco, che poi non passa più sotto gli occhi di nessuno. Lo zip che non conteneva il gioco veniva da un preset scritto la prima volta e mai riletto. Il nome del publisher viene da un campo compilato una volta e mai riaperto.
La differenza è che il preset lo vedevamo solo noi. Il nome del publisher lo vedono tutti, e lo vedono prima di qualunque altra cosa nostra.
Va cambiato dalle impostazioni dell'account, non dalla scheda del gioco: è lì che vive.
Quello che lo Store decide, e noi non abbiamo guardato
Mentre controllavamo il nome sono venute fuori altre risposte date senza pensarci troppo:
- la scheda è in 240 mercati. I giochi non ancora inviati, nel pannello, ne mostrano 242. Due mancano, e non sappiamo ancora quali: nessuno li ha scelti, sono il risultato di un passaggio del formulario.
- il gioco è offerto a una sola famiglia di dispositivi, Windows 10/11 Desktop, in x64 e basta.
- l'età è un PEGI 3, prodotto da un questionario, non da una valutazione di qualcuno che abbia visto il gioco.
La descrizione italiana, almeno, c'è ed è nostra: «Rimpicciolito e iniettato nel corpo umano, hai una sola missione: fermare l'infezione». Quella parte era stata scritta guardandola.
Cosa ci portiamo dietro
- Un nome digitato una volta in un formulario diventa il nome dello studio per tutti quelli che ci trovano da lì.
- Le impostazioni di livello account sono le più pericolose da sbagliare: non si notano sulla scheda che stai guardando, si notano su tutte insieme.
- Se un valore non è uguale in tutti i posti dove esistiamo, il posto sbagliato è quello che nessuno di noi apre mai.
- «Non lo sappiamo ancora» è una risposta accettabile per due mercati mancanti. Non lo è per il nome sulla copertina.